Il mio Mondo è qui, di Dorothy Parker




"Non c'è salvezza per i cuori teneri"



Ero molto curiosa di leggere qualcosa della Parker. Mi sono avvicinata a questa autrice, lo confesso, grazie ad una serie tv, Gilmore Girls. Gli autori di questa serie hanno fondato la casa di produzione "Dorothy Parker Drank Here" proprio per produrre questo telefilm, che si caratterizza per i dialoghi carichi di ironia, gli innumerevoli riferimenti culturali (sono citati più di 350 libri durante le 7 stagioni, dozzine di gruppi musicali e non so quanti film), e per le protagoniste, due figure femminili intelligenti, indipendenti, interessate al pensiero femminista, decise ad ottenere ciò che vogliono nella vita.
Mi sono chiesta allora chi fosse questa speciale donna, Dorothy Parker, tanto amata dagli autori da dedicarle addirittura la casa di produzione (inoltre, l'autrice è inclusa nella sfida "I libri di Rory", di cui parlo
in QUESTO post).

L'introduzione della Pivano, estremamente interessante, mi ha dato un'idea precisa di Miss Parker: una donna intelligente, sarcastica, osservatrice, perseguitata, disillusa, con una vita infelice.
Con questa immagine, ho potuto accostarmi nel modo giusto ai suoi scritti ed apprezzarli in pieno per quello che sono, cioè una cinica presa in giro di una società totalmente basata sull'apparenza, sull'ipocrisia, sul divertimento a tutti i costi, sulle differenze tra i ricchi, i padroni, e i poveri, i servitori, e che ognuno veda di starsene al suo posto.
I racconti sono caustici, non c'è spazio per un'idea di amore romantico da romanzetto rosa. I personaggi, spesso senza nome, sono meschini, patetici, talvolta perfino odiosi nella propria pochezza: la signora razzista che però si vanta di non esserlo, la donna che adotta un bambino e lo considera poco diversamente da un mero oggetto decorativo da sfoggiare, la bionda che non può permettersi di essere infelice perché sennò le danno della lagna, ragazze che mendicano le attenzioni maschili, altre gelose di ogni sciocchezza, donne sfruttate dalle famiglie e fatte sentire pure in debito, matrimoni infelici per mancanza di comunicazione o, più semplicemente, di amore...
Insomma, storie di vite comuni, di persone che possono celarsi dietro le pareti di qualsiasi casa, di certo anche noi conosciamo almeno una persona simile ai vari esempi umani riportati in questa raccolta di racconti, e forse addirittura anche noi ci siamo ritrovati a comportarci come i personaggi della Parker (magari permettendo ad un uomo di calpestare i nostri sentimenti mentre continuiamo a sorridere come nulla fosse). Di questo racconta, di gente comune, di storie patetiche, ma lo fa con un umorismo ed una cinica ironia tale da rendere le storie divertenti, dei piccoli gioiellini di perfida realtà.
Mi è ben chiaro, ora, come la figura di Dorothy Parker abbia influenzato la creazione dei personaggi di Gilmore Girls (non a caso, infatti, Lorelai prende costantemente in giro il mondo aristocratico - di cui comunque fa parte, pur essendosene allontanata - fatto di feste, buone maniere, apparenza, e in cui la servitù viene tiranneggiata e trattata alla stregua di una merce), e capisco perché Amy Sherman-Palladino abbia deciso di dedicare la sua casa di produzione a questa interessante donna.  



"Diceva agli amici, con piccoli scoppi di confidenza, che amava i fiori. E nella sua confessione aveva il tono di chi chiede scusa, di chi chiede ai suoi ascoltatori di non crederla dai gusti troppo bizzarri. Pareva si aspettasse da qualcuno un passo indietro, stupefatto, a quelle parole e un grido: "Ma no! Davvero? A che siamo dunque arrivati?"  (da "È un vero peccato")

"E Edith era qui con te, giovedì sera? Questo locale dev'essere molto adatto per lei. È quasi come si fosse in una miniera di carbone, non so nessun luogo che possa avere una luce più favorevole per quel catorcio. Davvero c'è molta gente che la trova graziosa? Devi avere larghe relazioni tra gli astigmatici..."
( da"Appena un goccino...")

"Non aveva parlato a nessun amico della sua decisione di adottare un bimbo. E nessuno lo seppe prima che le carte fossero firmate e il bambino si fosse allogato in casa Matson. La signora Matson l'aveva preso "
nel miglior luogo di New York". E nessuno ne fu sorpreso. La signora Matson faceva sempre i suoi acquisti nei negozi migliori della città. E aveva scelto certo il suo bambino come sceglieva tutte le cose sue: uno buono, uno che durasse..." (da "Il piccolo Curtis")

"È un peccato che una luce negli occhi sia solo una luce negli occhi, e che uno sguardo non possa dire insieme ciò che l'ha provocato. Non si può sapere se sia per causa vostra o per altre ragioni."
(da "Alla luce del giorno")

Share |

Nessun commento: