Dick & Jane

Posto l'inizio di un racconto tutt'ora incompiuto che mi aveva preso benissimo sul subito (l'ho scritto mentre ero al lavoro, lo scorso anno) e che poi, come spesso mi capita, ho abbandonato al suo destino in attesa di "tornarci dentro". Al momento è senza titolo, ma dato che i nomi dei protagonisti sono Dick & Jane, io lo chiamo "Dick & Jane operazione furto", come il film con Jim Carrey (non ha attinenza con la trama, sono io che non sto bene di testa...)


Verity75 pensa, mentre richiude la porta alle sue spalle.
L’immagine che gli esplode nella mente è così reale che gli sembra quasi di riviverla.
D’improvviso, non è più nell’ingresso della sua villetta Cape Cod. Un uomo più verso i quaranta che i trenta, la stempiatura in costante progressione e un addome mal celato dalla camicia misto seta.
D’improvviso, ha di nuovo vent’anni. I muscoli guizzano sotto la maglietta sudata, affaticati dalla partita ma frementi e pronti per quello che li attende.
Davanti a lui, il suo premio.
Jane. Nuda e invitante, distesa sopra la malconcia coperta che per fortuna non manca mai di tenere nel baule della sua macchina. Jane, terribilmente sensuale con quegli occhi grandi e imbarazzati.
Lo aveva avvicinato prima del suo ingresso in campo, e gli aveva sussurrato all’orecchio “Sarò il tuo trofeo”, per poi lasciarlo lì come un baccalà mentre lei correva a raggiungere le sue compagne.
Al momento del fischio d’inizio, aveva dimenticato Jane e la sua promessa per buttarsi anima e corpo nel gioco (era la finale di campionato, che diamine!), ma alla fine dei festeggiamenti se l’era ritrovata al fianco, lucida di sudore nella sua divisa rossa da cheerleader, e si era lasciato prendere per mano e condurre lontano da tutti.
Non c’era stato il tempo per doccia o altro. Erano partiti senza parlare, e si erano fermati solo quando si erano sentiti sicuri di essere a distanza di sicurezza da ogni traccia di civiltà.
Il bosco era buio e silenzioso, non del tutto rassicurante ma forse anche per questo perfetto.
Erano scesi e, mentre lui era occupato a sistemare alla meglio la coperta, Jane si era mossa silenziosa alle sue spalle.
“Chiudi gli occhi” gli aveva detto, e un soffio di alito caldo gli aveva solleticato la base del collo.
Lui aveva obbedito, e quando pochi secondi più tardi al suo comando li aveva riaperti, lei era lì, distesa, nuda e bellissima come una ninfa dei boschi.
Quando si era abbassato su di lei, un profumo dolce e saporito lo aveva avvolto. In quel momento, gli era sembrato l’aroma più eccitante che avesse mai odorato.
“Era Verity75” sussurra ora Dick all’ingresso vuoto, e con un pollice si preme un punto preciso in mezzo agli occhi. Il mal di testa è imminente. E’ sempre dietro l’angolo quando inizia a pensare a Jane.
Nell’ultimo anno le cose sono andate un po’ meglio, e in fondo un mal di testa di tanto in tanto è un prezzo accettabile nel lungo percorso della sua liberazione.
“Dopo tanti anni, quel profumo è l’unica cosa in lei che non è cambiata” pensa, appendendo il cappotto insieme agli altri nell’armadio accanto alla porta.
Anche l’ultima volta che l’aveva vista (pessima idea, andare a farle visita, ma nonostante tutto i sensi di colpa ogni tanto lo spingevano a questi atti suicidi) aveva percepito con chiarezza l’odore di Verity75 su di lei.
Se lo metterà fino alla tomba. Speriamo non manchi molto, pensò Dick, e stavolta nessun rimorso si presentò a rompergli le scatole.
D’altronde, perché provare rimorso per qualcuno che aveva preso la tua vita e l’aveva sbattuta in un tritacarne fino a ridurla ad un ammasso di brandelli sanguinolenti, una cosa orrenda da cui fuggire urlando?
Eppure, quando guardava il visetto di sua figlia, non poteva non domandarsi se qualcosa poteva essere fatta prima. Prima di che cosa esattamente non lo sapeva, però ci doveva essere stato un momento in cui sua moglie, quella ragazza sexy e imprevedibile che si era sdraiata nuda su una coperta lisa, era diventata il folle mostro che passava le sue giornate in una stanza delle pareti imbottite.
Forse l’aborto… suggerì una vocetta dentro di lui. Era la voce di sua madre, la parte della sua coscienza che riteneva che lui non si fosse rivelato solo un pessimo marito. No, si era dimostrato proprio un uomo inutile, nemmeno in grado di capire che sua moglie aveva bisogno di aiuto. Forse, se lui fosse stato un marito più presente, lei non sarebbe arrivata a fare quello che aveva fatto.

2 commenti:

Marco (Cannibal Kid) ha detto...

direi che potresti continuare a svilupparlo!
sarà che a me queste storie molto american style piacciono parecchio :)

e cape cod mi fa venire in mente una canzone dei vampire weekend..

e comunque, scrivi storie mentre sei al lavoro? XD

The Halloween's Princess ha detto...

Grazie mille. In realtà, il pezzo che avevo scritto è più lungo, circa 6 pagine di word in totale, l'ho suddiviso per non stressare il povero lettore occasionale :) Ho appena postato la seconda parte, se vuoi ^^

Ebbene sì, il lavoro che facevo l'anno scorso, essendo talvolta di sorveglianza notturna ai server, mi permetteva (se non avevo troppo sonno, o non guardavo qualche film, o non giocavo a videogiochi :P) di scrivere. Stupendo, peccato sia finito :(