In una società chiusa nella quale tuti sono colpevoli, l'unico vero crimine è farsi prendere.
In un mondo di ladri, l'unico peccato mortale è la stupidità.
Due sono i pensieri che mi sono subito balzati in testa alla fine di
questo libro incredibile: uno, che avrei voluto conoscere Thompson e
sballarmi un po' con lui; due, che mi dispiace parecchio di non aver
vissuto la beat generation.
Questo libro è la cronaca di un viaggio a
Las Vegas fatto nel 1971 da Hunter S. Thompson e dal suo avvocato, a
bordo di una Chevrolet rossa prima, e di una Cadillac bianca poi, zeppi
di ogni genere di sostanza stupefacente, con la scusa di scrivere due
articoli (uno sulla Mint 400, l'altro sulla conferenza dei procuratori)
ma soprattutto con il dichiarato intento di trovare il sogno americano.
Thompson, inventore del Gonzo Journalism, non è interessato a raccontarci come si svolgono i fatti passo passo, o meglio non solo: ci trascina dentro la sua mente, ci fa vivere gli eventi attraverso le sue percezioni distorte dalle droghe, ci rende partecipi.
Thompson, inventore del Gonzo Journalism, non è interessato a raccontarci come si svolgono i fatti passo passo, o meglio non solo: ci trascina dentro la sua mente, ci fa vivere gli eventi attraverso le sue percezioni distorte dalle droghe, ci rende partecipi.
Il libro è delirante







