Una cosa divertente che non farò mai più, di David Foster Wallace





"Ho visto spiagge di zucchero e un'acqua di un blu limpidissimo. Ho visto in completo casual da uomo tutto rosso col bavero svasato. Ho sentito il profumo che ha l'olio abbronzante quando è spalmato su oltre dieci tonnellate di carne umana bollente. Sono stato chiamato "Mister" in tre diverse nazioni. Ho guardato cinquecento americani benestanti muoversi a scatti ballando l'Electric Slide."


Ho scoperto con questo libro uno scrittore geniale, sagace, divertente ma capace di osservazioni pungenti.
Un libriccino come questo, una esilarante storiella di un viaggio in crociera, riesce ad essere una critica acuta e diretta alla società odierna, al lusso sfacciato, allo spreco, allo sfruttamento, ma soprattutto alla stupidità e pochezza umana.

Subito dopo aver finito il libro, sono andata a cercarmi informazioni su David Foster Wallace in rete, e ho così appreso che purtroppo è morto suicida, pare a causa

Una Banda di Idioti, di John Kennedy Toole




"(...) mi accompagno soltanto con miei pari o nessun altro,
e siccome non ho pari, sono sempre solo."


"Quando viene al mondo un genio autentico, lo si può riconoscere dal fatto che gli idioti sono tutti coalizzati contro di lui." Nelle parole di Jonathan Swift troviamo la base del romanzo.
Avete presente quelle storie in cui c'è un eroe, di solito bello o comunque piacevole, dai nobili valori e forti aspirazioni - che siano una carriera, l'amore di una donna, l'affermazione - che, sostenuto da qualche fedele amico e dal lettore appassionato, avanza faticosamente attraverso varie vicissitudini per poi trionfare alla fine, moralmente più ricco e interiormente cresciuto?
Ecco, scordatevelo: nel libro di John Kennedy Toole non succede niente di tutto questo.

Ignatius J. Reilly è un personaggio odioso

A Meno Che, di Carol Shields






 Da oggi in poi la vita le sembrerà ogni giorno meno somigliante alla vita.


Non conoscevo Carol Shields, ho scoperto solo dopo aver terminato il romanzo che ha vinto il premio Pulitzer con In cerca di Daisy, che sicuramente leggerò. Né sapevo che A meno che è stato l'ultimo romanzo che ha scritto prima di morire, all'età di 68 anni, per cancro al seno. Mi sono chiesta se una malattia così terribile e squisitamente femminile le abbia ispirato le riflessioni che hanno portato al concepimento di questo romanzo, una storia che parla di donne, della condizione delle donne e di donne che scrivono. Soprattutto di donne che scrivono. E' come se, giunta ormai alla fine del suo viaggio, la Shields abbia voluto togliersi un fastidioso sassolino dalla scarpa, raccontando al mondo quanto sia seccante essere considerata prima di tutto una donna, inteso in senso penalizzante, e poi una scrittrice. Esprime questa lamentela attraverso le lettere (immaginarie) che la sua protagonista, Reta, scrive ad una serie di personaggi "del settore" che parlano di autori influenti, e chissà come mai sembrano dimenticarsi sempre che esistono anche importanti autrici donne nella storia della letteratura.
Un comportamento del genere potrebbe suscitare commenti tipo "eh, ma che puntigliosa" (per usare termini gentili), ma Reta ha un motivo importante per cui si trova a fare queste considerazioni: sua figlia maggiore, 19 anni, un brillante futuro davanti, un ragazzo con cui stavano iniziando a costruire una vita, bella e intelligente, di punto in bianco molla tutto e preferisce trascorrere le sue giornate seduta su un marciapiede, mendicando, comunicando con il mondo solo attraverso un cartello bianco che tiene appeso al collo, un cartello su cui è scritta un'unica parola, Bontà.
Come reagire ad un simile evento? Come interpretarlo? Che cosa l'ha scatenato?
Reta e la sua famiglia, spiazzati, incapaci di comprendere, si attaccano

Il Laureato, di Charles Webb





 "Tutte le cose che ho fatto non sono niente. Tutte le onorificenze. Le cose che ho imparato. 
Tutt'a un tratto mi sembra che nessuna di esse abbia per me il minimo valore."


Non ho mai visto il film (ma rimedierò al più presto), e ne sono felice perché so che è un cult, avendolo visto prima di leggere il libro mi sarei di certo accostata al romanzo con determinate aspettative e conoscendo già lo svolgersi degli avvenimenti. Avrei quindi potuto pensare che il romanzo non mi piacesse a causa di queste premesse. Invece di aspettative non ne avevo (se non qualcosa di vago, del tipo "se il film è così famoso, probabilmente il libro sarà buono"), ed ero assolutamente vergine riguardo la storia (ok, tutti sanno la trama in generale - una storia tra un giovane laureato e una donna più grande e sposata, la famigerata signora Robinson - e ovviamente anch'io ne avevo un'idea, ma tanto questa "tresca" si rivela essere, con mia grande sorpresa, solo una minima parte del romanzo, diciamo solo il calcio d'inizio per gli avvenimenti successivi).

Ho odiato questo romanzo. Davvero. Sono pochi i romanzi che arrivo ad

Fiori per Algernon, di Daniel Keyes



 Più diventerai intelligente e più problemi avrai, Charlie


Ho aspettato troppo per scrivere il commento a questo libro, e come sempre mi succede se non sono fresca di lettura, è andata a finire che mi sono dimenticata le considerazioni che volevo fare.
Mi limiterò ad un paio di pensieri al volo.

Intanto, devo segnalare che ho nutrito un sentimento di amore/odio nei confronti del protagonista, Charlie. Come accade ai personaggi del libro, anch'io l'ho amato di più nella sua versione non intelligente, perché è dolce, dotato di grande bontà, umiltà, gentilezza e fiducia verso il prossimo. Inoltre, la sua spinta a migliorarsi, ad imparare, è commovente.
Il Charlie genio invece è antipatico, pomposo, freddo. Certo, se ne può dedurre facilmente che l'intelligenza da sola non fa di te una persona

Me Parlare Bello un Giorno, di David Sedaris


Odio i computer per tanti motivi, ma più di ogni altra cosa li disprezzo per quello che hanno fatto alla mia amica macchina da scrivere.


È il secondo libro che leggo di Sedaris (il primo è stato "Mi raccomando, tutti vestiti bene", molto tempo fa), ed è stato piacevole ritrovare la sua strampalata famiglia.

Sedaris, per chi non lo conosce, fondamentalmente narra episodi di vita vissuta, né più né meno. Ma non lo fa con pretese intellettuali o con aspirazioni di alta letteratura. Piuttosto, la sua narrazione è leggera e divertente, fortemente autoironica e assolutamente deliziosa. Per più di metà del libro mi sono ritrovata a ridere da sola a letto, sgomitando il mio moroso nel tentativo di

Paura e Disgusto a Las Vegas di Hunter S. Thompson



In una società chiusa nella quale tuti sono colpevoli, l'unico vero crimine è farsi prendere.
In un mondo di ladri, l'unico peccato mortale è la stupidità.


Due sono i pensieri che mi sono subito balzati in testa alla fine di questo libro incredibile: uno, che avrei voluto conoscere Thompson e sballarmi un po' con lui; due, che mi dispiace parecchio di non aver vissuto la beat generation.
Questo libro è la cronaca di un viaggio a Las Vegas fatto nel 1971 da Hunter S. Thompson e dal suo avvocato, a bordo di una Chevrolet rossa prima, e di una Cadillac bianca poi, zeppi di ogni genere di sostanza stupefacente, con la scusa di scrivere due articoli (uno sulla Mint 400, l'altro sulla conferenza dei procuratori) ma soprattutto con il dichiarato intento di trovare il sogno americano.
Thompson, inventore del Gonzo Journalism, non è interessato a raccontarci come si svolgono i fatti passo passo, o meglio non solo: ci trascina dentro la sua mente, ci fa vivere gli eventi attraverso le sue percezioni distorte dalle droghe, ci rende partecipi.
Il libro è delirante

Il mio Mondo è qui, di Dorothy Parker




"Non c'è salvezza per i cuori teneri"



Ero molto curiosa di leggere qualcosa della Parker. Mi sono avvicinata a questa autrice, lo confesso, grazie ad una serie tv, Gilmore Girls. Gli autori di questa serie hanno fondato la casa di produzione "Dorothy Parker Drank Here" proprio per produrre questo telefilm, che si caratterizza per i dialoghi carichi di ironia, gli innumerevoli riferimenti culturali (sono citati più di 350 libri durante le 7 stagioni, dozzine di gruppi musicali e non so quanti film), e per le protagoniste, due figure femminili intelligenti, indipendenti, interessate al pensiero femminista, decise ad ottenere ciò che vogliono nella vita.
Mi sono chiesta allora chi fosse questa speciale donna, Dorothy Parker, tanto amata dagli autori da dedicarle addirittura la casa di produzione (inoltre, l'autrice è inclusa nella sfida "I libri di Rory", di cui parlo

Gioco Crudele di John Saul




Raccapricciante, con un finale aperto e completamente privo di happy ending. 
Avevo già letto I Misteri di Blackstone anni fa, e mi era piaciuto molto, perciò dato che ero in cerca di una qualche storia horror (le calde notti estive mi fanno venire voglia di un po' di brividi) ho deciso di leggere qualcos'altro di Saul. 

Gioco Crudele mi ha angosciata, disgustata, e in generale tenuta incollata alle pagine, il che sicuramente è un gran punto a suo favore. Le mia perplessità maggiori riguardano la traduzione, che in certi momenti pare essere stata fatta con i piedi, e, in alcune parti, la verosimiglianza. Trovo infatti duro accettare che un padre possa picchiare quasi a morte la figlia e quasi stuprarla, e poi vabbè, la figlia diventa quasi catatonica (e ci sta), mentre il padre continua la sua vita nella comunità e in famiglia (e tutti sanno cos'è accaduto) senza problemi di sorta, così come trovo difficile che la moglie continui ad amarlo e cercarlo (e la moglie è normale, non uno di quei casi patologici di vittime). Così come trovo difficile accettare la reazione dei vari genitori dopo che i loro figli sono scomparsi. Cioè, una che ha già perduto il marito in un incidente, quando scompare la figlia non va tranquillamente a lavorare, dai... E mi perplime il fatto che, dopo che si sono accorti che Sarah sgattaiola fuori di nascosto, nessuno si preoccupi di fare una maggiore guardia. E poi: cos'è successo veramente alla prima bambina scomparsa e poi riapparsa? La faccenda rimane un mistero, e in un romanzo faccende come queste non dovrebbero rimanere un mistero... 
Comunque, piacevole lettura senza pretese per stomaci non troppo sensibili. 

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