Premi e alcool per i Muse

I soli ed unici hanno vinto un grammy per Best Rock Album (per The Resistance), e il Best British Band agli NME Awards.
Non avrei scritto questo post, se non fosse per le chicche video che ci ha donato un Matthew Bellamy visibilmente su di giri. La migliore intervista dell'anno!






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Ogni Cosa è Illuminata, di Jonathan Safran Foer




"Ho riflettuto molto sulla nostra rigida ricerca, mi ha dimostrato come ogni cosa sia illuminata dalla luce del passato… dall'interno guarda l'esterno, come dici tu alla rovescia… in questo modo io sarò sempre lungo il fianco della tua vita e tu sarai sempre lungo il fianco della mia vita."



"E' straordinario pensare che il secolo sia cominciato con il libro straordinario di uno scrittore straordinario come questo" dice Fernanda Pivano sulla quarta di copertina. Un libro straordinario di uno scrittore straordinario, non posso che convenire con lei. 

Sicuramente uno dei più belli, significativi, emozionanti che abbia letto in tutta la vita. 

Foer gioca con le parole, è un vero maestro nel farlo. Racconta usando tre stili diversi, diventando tre diversi narratori: Jonathan Foer, l'Eroe, che scrive un libro in cui racconta il tempo che fu, il tempo della sua bis-bis-bis-bis bisnonna e poi quello dei suoi eredi; Alex, il giovane ucraino suo coetaneo che parla male la sua lingua, e racconta se stesso e la sua famiglia nelle sue lettere a Jonathan; e poi di nuovo Alex, che scrive parti di racconto, capitoli della ricerca della verità su Trachim e Augustine da inviare a Jonathan per il libro che sta scrivendo. E dei personaggi bellissimi e forti, ai quali è impossibile affezionarsi: Sasha, che si presenta come un truzzo ignorante e perdigiorno, e invece poi nello scorrere del libro si rivela per la grande persona che è; il nonno Alex, e i fantasmi di dolore e colpa che lo perseguitano; Augustine che non è Augustine, e perfino il Piccolo Igor, che non vediamo mai direttamente ma che ci ispira protezione grazie all'amore profondo di Alex. Jonathan, che è in viaggio per scoprire la sua storia, e rimane comunque il personaggio più in ombra di tutti quanti. E poi tutti gli altri: Brod, la bella e intelligente e sfortunata bis-bis-bis etc. E tutti gli abitanti di Trachim. E perfino Sammy Davis Junior Junior, la cagna puzzolente e mezza matta.
Tutti dovrebbero leggere questo libro. Tutti quanti. 



E' difficile scegliere delle citazioni, ci sarebbero pagine e pagine da riportare, è un libro intriso di poesia, di riflessioni, di vita.

"Tutto è quello che è perché tutto è stato quello che è stato."

"E questo è vivere vicino a una cascata, Safran. Ogni vedova si sveglia ogni mattina, forse dopo anni di un lutto puro e inossidabile, per rendersi conto di aver trascorso una bella nottata di sonno, e di poter far colazione, e di non sentire il fanstasma del marito ininterrottamente, ma solo a tratti. Al suo dolore subentra un'utile tristezza. Ogni genitore che ha perso un figlio troverà il modo di tornare a ridere. Il timbro si sbiadisce. La lama si smussa. Il dolore si affievolisce. Ogni amore è scolpito nella perdita."

"Si addormentava con il cuore ai piedi del letto, come un animale domestico che non faceva parte di lui."

"La sua vita era una lotta pressante e disperata per giustificare la sua vita."

"La vita di Brod fu una lenta assimilazione del fatto che la vita non era fatta per lei."

"Gli confessò che avrebbe voluto che ci fosse un altro comandamento, uno in più inciso nelle tavole della Legge: Non cambierai."

"Il ricordo avrebbe dovuto riempire il tempo, ma rendeva il tempo un buco da riempire." 

"Io non so cosa fare, Jonathan, e desidero che mi dica cosa tu pensi che sia la cosa giusta. So che non è necessario che ci sia una cosa sola giusta. Potrebbero esserci due cose giuste. Potrebbero non esistere cose giuste." 

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Il film di oggi: Youth in Revolt


Alla ricerca di un film per la serata, mi sono imbattuta in questo Youth in Revolt, di cui non avevo mai sentito parlare perchè, pur essendo del 2009 e vantando un cast più che interessante e una trama inconsueta, non è mai stato rilasciato in Italia.
Mi sono fatta attirare dalla presenza, come attore protagonista, di Michael Cera, il cui nome in cartellone è ormai indice di qualcosa di inconsueto e veramente gustoso (basterebbe Scott Pilgrim vs The World per dire tutto, ma dove vogliamo mettere Juno? E Nick & Norah?). Oltre a lui, il grande Steve Buscemi, Justin Long (è stata una piacevole sorpresa, nel senso che ho una specie di passioncella per lui fin da "Zack & Miri make a porno" e "La verità è che non gli piaci abbastanza". L'ho visto recentemente in "Amore a mille miglia", commedia romantica carina e piuttosto standard, ma con dei punti molto divertenti), Zach Galifianakis ("Una notte da Leoni") e Ray Liotta (come per Steve Buscemi, non credo ci sia bisogno di dire chi è -"Quei bravi ragazzi vi dice qualcosa?"- Ma voglio ricordare lo stesso la sua parte in "L'uomo dei sogni", un film meraviglioso che non rivedo da troppi anni ormai. Devo rimediare. E se non l'avete mai visto, rimediate anche voi, è un ordine!).
Comunque, mi aspettavo tutto sommato una commedia romantico-adolescenziale in chiave moderna, invece mi sono ritrovata a guardare una deliziosa commedia romantico-adolescenziale tutta incartata in un pacchetto retrò, a partire dai dialoghi (in alcuni punti la scelta delle parole è così inusuale e raffinata da causare una fitta di nostalgia per i bei vecchi tempi -in tutto il mondo, non ci sono adolescenti che parlano così), per arrivare agli abiti, alle automobili, all'atmosfera. Il film è ambientato adesso, ai nostri giorni, ma l'ombra degli anni 50 aleggia per tutto il tempo. O magari sono pazza, e questa impressione l'ha data solo a me. Tutto è possibile.
Ad ogni modo, il film è la storia di Nick, giovane sfigato (tò, Michael Cera che interpreta un Nerd, chi poteva immaginarlo?) aspirante scrittore, con la passione per i classici della letteratura e per la musica di Frank Sinatra. Non il tipico sedicenne, quindi, e forse anche per questo irrimediabilmente vergine e con zero speranza di modificare questa condizione. I suoi genitori sono divorziati, sono dei totali falliti e lo trattano come se fosse un piccolo fastidio da sopportare. Nick Twisp è un adolescente molto tranquillo. Non beve, non fuma, non si droga, non fa mai nulla di male.
A causa di una controversia tra il compagno di sua madre e un gruppetto di marinai molto scontenti, Nick è costretto a trasferirsi per qualche tempo in un trailer park. Qui conosce Sheeni Saunders, una ragazza fuori dall'ordinario innamorata della Francia, per la quale perde completamente la testa.
Nick e Sheeni iniziano una storia d'amore, ma di colpo il compagno della madre, Jerry, deve tornare alla loro vecchia casa, così Nick è costretto a ripartire. Promette a Sheeni di tornare, ma nel frattempo si sente minacciato dall'incombere della scomoda presenza di Trent, l'ex ragazzo-perfetto (alto, biondo, atletico, poeta a tempo perso) di Sheeni.
Nick studia quindi un piano perfetto per poter tornare dalla sua Sheeni: deve combinare qualche casino, così sua madre lo caccerà di casa e lui dovrà andare a vivere con suo padre, che nel frattempo si è trasferito nella città di Sheeni.
Ma Nick è troppo un bravo ragazzo per riuscire in questa impresa. Per questo, si crea un alter ego, Francois Dillinger (come John Dillinger, il famoso criminale rapinatore di banche americano. Ne approfitto per menzionare a casaccio i Dillinger Escape Plan, e lamentarmi di non essere mai riuscita a vederli dal vivo. Non c'entra nulla, lo so bene), un bad boy dal look alla Belmondo che lo condurrà su una cattiva, cattivissima (e davvero divertente) strada.
A parte l'alter ego di Nick, altri personaggi spassosi sono il fratello di Sheeni, con la sua grande passione per le droghe e la sua generosità nel condividerle con chi gli sta attorno, e il vicino di casa di Nick, Mr. Ferguson.




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Mangia Prega Ama, di Elizabeth Gilbert


"La Bhagavad Gita - l'antico testo indiano yogi - dice che è meglio vivere la propria vita in modo imperfetto piuttosto che vivere in modo perfetto l'imitazione di quella di qualcun'altro. Io adesso ho cominciato a vivere la mia vita. Per imperfetta e disarcolata che sia, mi assomiglia completamente."
da PensieriParole

Premetto che sono una persona abbastanza spirituale (il che non va confuso con religiosa. Non sono religiosa, sono spirituale. E' diverso), e ho letto e leggerò molti saggi relativi alla crescita interiore, alla spiritualità, alla meditazione, etc etc. Per questo mi ha affascinato questo libro: avevo visto il film (se facciamo finta di non vedere tutti gli stereotipi che ci hanno ficcato dentro, è piacevole e a tratti emozionante), e speravo che quindi il libro da cui è stato tratto (che non è un romanzo, ma una storia autobiografica) approfondisse il viaggio spirituale di Elizabeth (Liz) Gilbert attraverso 3 paesi (Italia, India e Indonesia), in modo da poterne trarre ispirazione.
Ecco, il libro in effetti mantiene questa promessa (e, con mio grande sollievo, senza grossi stereotipi), per cui non dovrei lamentarmi.
Infatti è stato bello leggere del viaggio di Liz, dell'Italia vista attraverso i suoi occhi adoranti (davvero, questa donna ama l'Italia molto più di noi!), della vita in un Ashram indiano, delle bellezze di Bali e di tutte le persone interessanti che ha conosciuto durante questa avventura durata 12 mesi.
L'unico difetto è che è tutto estremamente prodigo di dettagli, sia a proposito dei luoghi, che delle situazioni, che dei pensieri. Esageratamente, direi. Questo rallenta tantissimo il ritmo del libro, e una volta approdata a Bali mi sono ritrovata a guardare in continuazione quante pagine mi mancassero alla fine.
Se sono contenta di averlo letto? Sì, ci sono alcune considerazioni interessanti che aiutano a riflettere. Se lo leggerei di nuovo? No, non ce la farei a riaffrontarlo, una volta è sufficiente a vita, temo.

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Ragazze mie, non mi siete sul pezzo

ATTENZIONE! QUESTO POST CONTIENE SOLO INUTILI VACCATE E PETTEGOLEZZI, DA LEGGERE CON CAUTELA (e sono certa che avete di meglio da fare)

Questo post è dedicato a tutti quelli che continuano a capitare sul mio blog tramite la ricerca "Matt Bellamy e Gaia Polloni si sono lasciati" (cosa di cui peraltro non ho mai parlato in questo blog, in cui non faccio gossip, ma vabbè): aggiornatevi!
La coppia Bellamy-Polloni è saltata più di un anno fa. Lei l'ha scaricato, a quanto pare per delle foto compromettenti di lui con una fan che sono state messe in rete da un'altra fan (questa è la versione che ha dato lui in un'intervista. Io ho visto le foto, non erano granchè, di certo non sufficienti a far saltare un fidanzamento durato 8 anni e prossimo al grande passo. Magari per una persona normale sì, ma di certo non per una rockstar, suvvia!). Lui si è disperato per qualche mese, ha deciso di vendicarsi sui suoi fan con "Neutron Star Collision (Love is Forever)", simpatico brano che non consiglio a nessuno di ascoltare, ma se volete farvi del male allora fatevelo sul serio e guardatevi pure il video annesso, con le immagini del 3° film di Twilight, Eclipse (metto solo il LINK, non incorporo il video perchè non ce lo voglio sul blog, ecco!). Da come si intuisce dalla melensaggine, era una dichiarazione di eterno e imperituro amore per Gaia (scritta circa a ottobre 2009, e rilasciata poi successivamente scelta come track per il film). Più o meno nello stesso periodo il nostro disperato Matthew aveva anche dichiarato che avrebbe fatto di tutto per riconquistare la sua amata. Siamo più o meno tra aprile e maggio 2010.
In giugno i magnifici 3 vengono a San Siro, dove c'è anche Gaia. Tanti vi amo all'Italia, e il Bells dopo il concerto se la batte con la sua ex (abbiamo testimoni più o meno oculari).
Forse voleva tentare una riconciliazione? Forse voleva mandarla a quel paese definitivamente? Forse era improvvisamente maturato e voleva dirle "ok, rimaniamo amici, senza rancore"?
Non lo sapremo mai (e non ce ne fotte nemmeno), fatto sta che qualche giorno dopo a Parigi la Gaia non c'è più, ma c'è Kate Hudson allo stadio tra i vips (non è spuntata così da un giorno all'altro, qualche rumors e un paio di foto erano già girate anche prima), è la sua prima "uscita ufficiale" per così dire. E inizia il gossip pesante sui siti specializzati. Prima non si sapeva nulla della vita privata del Bellamy, e invece da giugno in poi hanno iniziato a intasare il web un fottio di fotografie della coppia, ripresa in ogni momento (hanno anche fatto parlare -male- di sè quando la Azzon ha preteso una tenda privata per lei e i Muse al festival di Glasto... insomma, è arrivato Hollywood, con annessi e connessi). Verso la fine dell'estate, nelle foto della coppia inizia anche a comparire il figlio di un precedente matrimonio di Kate, un cinnetto bellino che gira beatamente in bicicletta con il suo nuovo patrigno Matt. La cosa, quindi, inizia ad apparire molto seria, tanto più che mr. Bellamy è stato già introdotto ai suoceri, sua maestà Goldie Hawn e il grande Kurt Russell.
Matt intanto fa sapere di aver lasciato Villa Bellini e studio annesso (quello in cui è stato registrato The Resistance, quello da lui progettato e fatto scavare sotto la montagna) alla sua ex, Gaia, che a quanto pare l'ha messa in vendita, e di essere quindi momentaneamente senza casa, anche se il gossip informa che il cantante avrebbe comprato alla Kate una casa a New York per lei e suo figlio, in quanto quella di prima era troppo piccola ("Così Matthew avrà lo spazio per fare le sue cose" pare che disse lei).
L'ultima novità è di ieri: pare che la Kate sia incinta di 14 settimane. Non ci sono conferme ufficiali, ancora, ma la voce sembra essere molto fondata e provenire da una fonte vicina alla coppia.
La cosa mi ha fatto rimanere un pò di stucco, non tanto perchè è un pò curioso sbandierare amore eterno ad una persona e poi fare un figlio con un'altra meno di 9 mesi dopo, ma più che altro perchè credevo sinceramente che uno come lui si potesse riprodurre in modo autonomo, magari dividendosi in due Matthew Bellamy già completamente formati, oppure plasmando un mini-Matt nella creta e poi soffiandogli dentro la vita. Insomma, una cosa così...

Il film di oggi: The Runaways

Stasera ero un pò indecisa su cosa guardare, finchè non ho scoperto che dovevo recuperare ancora questo film, e devo dire che è stata una scelta felice.
Il film parla della storia del primo gruppo punk-rock totalmente femminile, le Runaways appunto, che è stato fondato a Los Angeles nel 1975. Quasi tutti hanno sentito nominare Joan Jett, o perlomeno conoscono la sua cover di I love Rock and Roll (ripresa poi da Britney Spears e mi pare anche Miley Cirus). Bene, The Runaways è stato il gruppo che ha iniziato al rock proprio Joan Jett, ancora quindicenne, come chitarrista e seconda voce.
Il film in particolare segue la storia di Joan e di Cherie Currie, la cantante della band, che a soli 15 anni dal nulla è diventata una star, per poi ripiombare nel giro di due anni nell'anonimato, a lottare con la dipendenza dalla droga.
The Runaways è scritto e diretto da Flora Sigismondi, fotografa e regista italiana (ma vive in Canada da quando aveva due anni) pluripremiata per i suoi videoclip visionari e di forte impatto (ha lavorato con moltissimi artisti, tra cui Muse, Interpol, White Stripes, Bowie, Marilyn Manson. Visto che sono di parte, ecco un video da lei diretto - QUI ), ed è co-prodotto proprio da Joan Jett (il che dovrebbe dare garanzia del fatto che proprio proprio una stronzata campata in aria non dovrebbe essere. O, detta in altro modo, dovrebbe garantire un minimo di fedeltà alla biografia reale).
Le interpreti principali sono la bambina prodigio Dakota Fanning nel ruolo di Cherie Currie, e l'amata/odiata Twilighter Kristen Stewart (ora farò una piccola confessione: i film di Twilight mi fanno cagare, ho visto solo il primo è vero, ma ho passato tutto il tempo al cinema a ridere e mi è bastato -non era pregiudizio, a me i romanzi sono piaciuti- ma non riesco a detestare Kristen Stewart. A parte che la trovo molto bella, ma l'avevo vista in altri film e mi era piaciuta molto, e questo film rafforza la mia opinione), entrambe molto convincenti nelle parti, che non sono semplicissime. La Fanning è proprio brava, ma anche la Stewart se la cava molto bene. Divertente la parte del manager Kim Fowley, che creò il successo delle Runaways (produttore di nomi importanti quali Frank Zappa, Jimi Hendrix, Kiss, Alice Cooper, Iggy Pop, Guns 'n Roses, Sonic Youth), affidata a Michael Shannon (che ricordiamo, ad esempio, per la splendida interpretazione in Revolutionary Road).
Il film ricorda da lontano Velvet Goldmine (l'aura di Bowie influenza entrambe le realtà) e, pur non avendo la stessa forza (di questo genere, Velvet Goldmine è uno dei miei preferiti), è di sicuro piacevole da vedere.

Queste le The Runaways originali che cantano Cherry Bomb



Questo lo stesso live reinterpretato nel film:



Ed ecco una foto della formazione originale (in cui si vede bene che erano delle ragazzine):

Ed ecco il trailer:



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Pomodori Verdi Fritti al Caffè di Whistle Stop, di Fannie Flagg




Un libro nostalgico e incantevole, una raccolta di istantanee di un passato ormai quasi inimmaginabile, in cui la rete virtuale è rimpiazzata da una rete di relazioni vere tra persone reali, che trasmette un calore e un senso di comunità che nei nostri giorni è, per chi è un pò più vecchio, solo un lontano ricordo.

Non era tutto rose e fiori, la discriminazione era una realtà che segnava la vita delle persone ogni giorno in ogni momento, soprattutto in un piccolo paese dell'Alabama come è Whistle Stop, ma i vicini si conoscevano bene e sapevano aiutare chi era in difficoltà. Questo e molto altro è quello che mi ha lasciato la lettura di questo libro, strutturato con un'alternanza tra il presente (1985) e il passato, raccontato sotto forma di episodi dall'anziana signora Threadgoode all'infelice Evelyn Couch. E' la storia della sua famiglia, e in particolare della scapestrata Idgie e della dolce Ruth. I racconti delle loro gesta, aiuteranno Evelyn a credere di nuovo in se stessa e a rifarsi una vita.

La penna di Fannie Flagg tratteggia dei personaggi che ti entrano nel cuore e che fai fatica a salutare, e questo vale sia per i caratteri principali, in particolare per la gentile e spiritosa Ninny, che per quelli di sfondo, come la signora Dot Weems e la sua dolce metà, Wilbur.

E nell'ultima pagina, la ricetta dei famosi pomodori verdi fritti del Caffè di Whistle Stop. Il meglio che c'è, garantisce Ninny Threadgoode.

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"Ognuno di noi ha bisogno di un piccolo lusso, di qualche piccola concessione di tanto in tanto."


Un romanzo carico di poesia e magia. Lo stile della Harris è ricchissimo di colori, odori, sensazioni intense e tangibili. La vicenda è raccontata alternando i punti di vista di Vianne Rocher, la straniera, la donna un pò strega con animo nomade, la madre nubile che arriva nella letargica comunità di Lansquenet, e di Francis Reynaud, il giovane curato, che la identifica immediatamente come una minaccia per il suo gregge, abituato invece ad una vita grigia e rispettosa delle regole.
Con il suo modo di fare franco e la sua solarità, Vianne entra nel cuore degli emarginati (la signora anziana sopra le righe, la donna picchiata dal marito, il vecchio che ha solo il suo cane a fargli compagnia) di Lansquenet, e li aiuta a ritrovare la felicità. E quando in paese arriveranno anche gli zingari di fiume, le cose inizieranno a cambiare velocemente, e anche Vianne sarà costretta ad affrontare le sue paure e il fantasma della madre, una volta per tutte.

Devo dire che, pur non avendo mai letto il romanzo, avevo visto il film moltissime volte, e lo consideravo uno dei miei preferiti (così colorato e allegro, e con Johnny Depp così affascinante nei panni dello zingaro Roux). Ma appena ho finito il libro, ho riguardato il film e ho potuto constatare che hanno quasi completamente stravolto la storia (anzi, direi completamente, visto che nè le origini di Vianne, nè il finale della storia sono fedeli al libro. Nemmeno il personaggio di Reynaud è corretto, dato che nel film è il sindaco del paese, e non il curato), e il film trasmette molto poco della magia del romanzo, nonostante la storia rimanga bella, e di certo ben recitata.

Quindi, se avete amato il film, leggete assolutamente il libro, perchè lo amerete dieci volte di più, a patto di considerarle due storie simili ma differenti. 

"Non credo nelle premonizioni. Non come ci credeva lei, come un modo di tracciare le linee casuali del nostro percorso. Non come una scusa per l'immobilismo, una stampella per quando le cose vanno di male in peggio, una razionalizzazione del caos dell'anima."

"C'è un alone di stregoneria in tutta la cucina: la scelta degli ingredienti, il modo in cui vengono mescolati, grattugiati, sciolti, le infusioni e come si insaporiscono, le ricette prese da vecchi libri, gli utensili tradizionali - il pestello e il mortaio -  gli stessi con cui mia madre preparava l'incenso, adibiti a uno scopo più domestico, le spezie e gli aromi che perdono la loro raffinatezza e lasciano il posto a una magia più primitiva e sensuale. È quella specie di fugacità di tutto questo ciò che mi delizia: tanta cura amorevole, tanta abilità e esperienza riposte in un piacere che dura solo un momento, e che pochi apprezzeranno davvero."

"«Non penso che esista una cosa come un buon o un cattivo cristiano», gli ho detto. «Ci sono solo persone buone o cattive».

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