Il Grande Gatsby, di Francis Scott Fitzgerald



 Così remiamo, barche controcorrente, risospinti senza sosta nel passato

Sono arrivata a questo libro dopo aver letto Revolutionary Road di Yates, perchè Yates era fortemente influenzato dallo stile di Fitzgerald, e considerava Il Grande Gatsby un vero e proprio capolavoro di scrittura. Non era certamente la prima volta che ne sentivo parlare in toni entusiastici, ma a questo punto mi sembrava necessario rimediare alla mia enorme mancanza (mai letto nulla di Fitzgerald, ma dopo aver letto questo romanzo direi che rimedierò in fretta leggendo tutti i suoi scritti principali al più presto).

Il romanzo non lo si legge semplicemente: lo si divora.
Lo stile in cui è scritto è superbo, scorrevole e ricco di immagini nitide e brillanti come quelle di un film. E il personaggio di Jay Gatsby mi ha stregata (veramente mi sono presa una cotta anche per Nick, la voce narrante), l'uomo misterioso e popolare che tutti sfruttano, ma di cui nessuno si interessa davvero, vissuto nell'inganno nel tentativo di conquistare la sua illusione, l'uomo delle feste straripanti di gente al cui funerale nessuno trova il tempo di andare, nemmeno la sua amata Daisy, colei per la quale tutto è accaduto, la donna che diceva di amarlo ma in realtà amava solo la sua posizione, la sua vita frivola. 
"È invariabilmente triste guardare con occhi nuovi cose alle quali ci eravamo già adattati" è il momento in cui le luci sfavillanti, i soldi, l'alcol, i vestiti colorati, le nottate di divertimento vengono spazzate via di colpo per mostrare la realtà sottostante: un mondo finto, in cui le relazioni sono fugaci e superficiali, squallido e pronto a voltarti le spalle non appena non gli servi più.

Una storia splendente dal finale triste, bella ed indimenticabile.

"Nelle notti estive mi giungeva la musica dalla casa del mio vicino. Nei suoi giardini azzurri uomini e donne andavano e venivano come falene fra bisbigli e champagne e stelle". 

"Sorrise con aria comprensiva - molto più che comprensiva. Era uno di quei rari sorrisi dotati di eterna rassicurazione, che s'incontravano quattro o cinque volte nella vita. Fronteggiava - o sembrava fronteggiare - l'intero mondo esteriore per un istante, e poi si concentrava su di te con un irresistibile pregiudizio a tuo favore. Ti capiva fin dove volevi essere capito, credeva in te fin dove ti sarebbe piaciuto credere in te, e ti assicurava di aver ricevuto da te esattamente l'impressione migliore che speravi di dare."

"A differenza di Gatsby e Tom Buchanan io non avevo ragazze i cui visi incorporei fluttuassero tra i cornicioni bui e le insegne accecanti, e perciò attirai a me la ragazza che avevo vicino, stringendola tra le mie braccia. La sua bocca esangue e sprezzante sorrise, e così l'attirai ancora più vicino, questa volta al mio viso."

"Gatsby credeva nella luce verde, al futuro orgiastico che anno dopo anno indietreggia di fronte a noi. Ci è sfuggito allora, ma non importa - domani correremo più forte, allungheremo ancora di più le braccia... E una bella mattina...
Così remiamo, barche controcorrente, risospinti senza sosta nel passato."

"Invece di sembrarmi il caldo centro del mondo, il Middle West mi parve l'estremità slabbrata dell'Universo".  

"...Con quel caldo ogni gesto in più era un affronto alle riserve della vita."

"Non c'è confusione così confusa come quella di una mente semplice"


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2 commenti:

ellie ha detto...

l'ho letto anch'io e mi è piaciuto davvero tanto, la figura di Gatsby è intrigante.
un abbraccio

The Halloween's Princess ha detto...

Sono d'accordo! Sto guardando adesso il film con Robert Redford, che trovo davvero perfetto per la parte...

Grazie del commento!!